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“Vogliamo ripartire – Le foto magiche per ricominciare”

Gli eventi sismici che hanno coinvolto la Pianura Emiliana il 20 e 29 maggio 2012, hanno avuto effetti prevalentemente su due sistemi costruttivi, che si sono così rivelati i maggiormente vulnerabili: l’edilizia storico/monumentale e gli edifici industriali. In entrambi i casi, particolarmente dannosa si è dimostrata la concomitanza delle azioni orizzontali con una componente verticale di elevata intensità in prossimità degli epicentri dei sismi. Questo ha comportato, per gli edifici in muratura, una ridotta capacità di resistere ad azioni ribaltanti fuori del piano e l’attivazione di meccanismi locali di rottura. E’ opportuno sottolineare come l’area colpita dal terremoto del 2012 fosse stata classificata come “sismica” solo di recente (a partire dal 2003) e l’ultimo terremoto rilevante occorse oltre 500 anni fa. Pertanto, la maggior parte degli edifici non aveva una concezione strutturale e dettagli costruttivi adeguati a resistere alle azioni orizzontali originate dal un sisma.

Il borgo di San Felice sul Panaro, insieme a Mirandola è stato uno dei centri maggiormente interessati dagli eventi sismici del 2012. Il centro è caratterizzato da edifici in muratura che costituiscono circa l’80% dei fabbricati residenziali, dei quali circa il 40% edificati prima del 1945 e costituiti da un numero limitato di piani. Le considerazioni sopra citate trovano conferma nell’elevata vulnerabilità mostrata dal patrimonio monumentale del centro (in particolare palazzi, chiese, torri e rocche).

Quest’ultimo aspetto contribuisce al fenomeno di perdita di identità del borgo, con una accentuazione della sensazione di perdita di identità della popolazione. La perdita di edifici simbolo ripropone il tema della ricostruzione, se essa debba prediligere la ricostruzione integrale nella consistenza formale della fase pre sisma o se questi edifici debbano possedere una nuova veste architettonica o presentare in modo evidente l’evento traumatico con la commistione di parte superstite e innovazione, quest’ultima non solo tecnica ma anche architettonica.

 

 

 

 

 

 

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