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Auletta (SA)

Come accaduto nel caso del Friuli, anche la ricostruzione dei così detti “paesi-presepe”, che caratterizzavano il cratere del sisma dell’Irpinia del 1980, fu oggetto di acceso dibattito. Parimenti al caso di Venzone, anche per questi piccoli centri alcuni dei maggiori danni e perdite del patrimonio culturale sono da attribuire non solo all’evento calamitoso in sé, ma alla rimozione delle macerie avvenuta senza criterio e a demolizioni indiscriminate di edifici danneggiati, spesso immotivate.

Ben presto divenne evidente come l’evento sismico non avesse interessato il territorio solo sul piano fisico-materiale, ma avesse fatto emergere la crisi del “sistema dei presepi”, ovvero paesi di piccole dimensioni costruiti su alture per originarie ragioni difensive, che necessitavano di ricostruirsi e riproporsi in senso “moderno” (per garantire una migliore qualità della vita dei propri abitanti), avendo ormai perso la propria natura di centro “difensiva”. La diretta conseguenza fu l’abbandono di molti centri abitati colpiti, a favore di una “discesa a valle”. Allo stesso tempo in altri centri storici fu invece forte la volontà di ricostruire il paese nello stesso sito, evitando di spezzare il legame della popolazione con la propria storia, previo ottenimento del benestare degli organismi di controllo tecnico-scientifico circa la stabilità del luogo e nel rispetto delle norme edilizie. Il borgo di Auletta fu uno dei paesi-presepe del cratere sismico in cui prevalse la volontà di rimanere radicati nel territorio di appartenenza. Tuttavia, a 37 anni di distanza, non è ancora stata completata la ricostruzione, costringendo parte della popolazione a vivere in abitazioni parzialmente inagibili; a causa del mancato stanziamento di una parte dei fondi previsti.

E’ in questo borgo che si è realizzato uno dei più culturalmente interessanti esempi di ricostruzione e nuova caratterizzazione, con la proposta per una parte del borgo storico di costituire un “parco a ruderi”, il primo parco sulla memoria del sisma in Italia. Il Comune, utilizzando finanziamenti regionali, ha infatti destinato la parte completamente abbandonata del centro, affinché «testimoniasse e le cicatrici aperte dal terremoto e la capacità di trasformare degli eventi tragici in risorse per la collettività, alla costituzione di un Parco a Ruderi (cfr. progetto dell’Osservatorio sul dopo sisma e della Fondazione Mida). «Volevamo “preservare” le nostre radici identitarie – l’area dell’attuale Parco a Ruderi è la parte più antica dell’abitato ed è anche la parte che era abitata dalle classi meno agiate della popolazione. Da quelle case erano partiti i primi emigranti», Carmine Cocozza, ex sindaco di Auletta.

I lavori, iniziati nel 2002 e non ancora terminati, sono costituiti da restauro e risanamento conservativo dei caseggiati posti sulla rupe del Cretazzaro, come detto la zona più povera del paese. Questi a loro volta si differenziano a seconda dell’uso finale dell’immobile: Museo delle culture localiAlbergo diffuso, Città laboratorio per attività di ricerca e studio. Tutto questo sarà il Parco a Ruderi, senza soluzione di continuità tra la memoria, la fruizione e la ricerca. Ad esempio l’Albergo diffuso sarà composto da suites, costituite ognuna da camera da letto e bagno, un vano a funzionalità mista con soggiorno, cucina in nicchia e divano letto. Gli ambienti dell’Albergo sono stati ricavati nei caseggiati meno colpiti dal sisma, riutilizzando e rispettando spazi e materiali originali; consolidando, ma al tempo stesso lasciando ben visibili le cicatrici aperte dalle scosse sismiche.

 

 

 

 

 

 

 

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